LA SAGGEZZA DELL'AUTUNNO
Apro la mano e lascio andare insieme al vento la sabbia del mare. Nulla di essenziale mi può essere portato via. Mi avvio con l'autunno nei visceri più profondi del mio essere, per ascoltarmi. Lì trovo le gemme più preziose, i metalli che nutrono la mia terra interiore. Entro in contatto con la mia forza, la mia volontà d'animo, il mio credo, i miei valori, con la mia spada.
L 'autunno è la saggezza di saper cogliere i frutti dell'estate e portare l'insegnamento in me. Non è il momento di parlare. Lo stare dell'autunno è stare nel silenzio, ascoltarmi dove vibrano ancora le mie emozioni, quelle sì che parlano di me.
La saggezza dell'autunno è saper discernere.
Fare spazio. E rimanere con ciò che si è.
Mi sento triste? Mi sento sola? Ho dei rimpianti? Ma soprattutto mi concedo di essere libera?
Libera di abbracciare qualcosa di diverso, accoglierlo così com'è, senza perdermi.
Libera di capire se cambio, perché non trovo ciò che voglio, oppure perché ho paura di trovarlo. Magari non so nemmeno cosa voglio.
Sono libera se prendo in mano lo scalpello e ci provo ogni giorno ad arrivare a me, a ciò che mi assomiglia di più.
Mi riconosco?
SE IL BAMBINO POTESSE PARLARE
Eccomi! Dopo una danza tra mio padre e mia madre, scendo tra voi in un lampo di luce. Tutto si ferma, non c'è ancora il tempo che misura la mia esistenza, ma uno stato di quiete. Non mi divido, ma mi moltiplico, perché l'amore non sa dividersi.
Attraverso l'energia di mio padre mi butto verso l' accoglienza della mia madre per affondare e mettere le radici.
Non sono più un sogno, ho scelto voi come genitori ed è qui che voglio stare.
Mi sento crescere, nutrire, mi sento sostenuto e protetto. Sento le emozioni di mia madre, i pensieri che le passano per la testa. I dubbi. Vorrei tanto dirvi che mi fido di voi e so che farete di tutto per me. Mi aggrappo a te, mamma, perché so di poterlo fare. Sei mia madre, la Madre Terra. Mi nutri, mi dai lo spazio per crescere, mi proteggi, mi avvolgi. Mi trasformo velocemente e cresco in un batter d'occhio, ma non avere fretta, voglio stare ancora con te.
Adoro i fiumi di endorfine che mi arrivano, ancora e ancora.
Attraverso di te conosco la luce, il mondo fuori, la voce di mio padre e l'amore che provi per lui.
Sento le tue paure, le lacrime in piena notte e le domande: sarò una brava madre? Vorrei tanto assicurarti, non vorrei un altra madre che te. Sento la mano di mio padre sulla tua pancia e in un attimo ti calmi e mi calmo anch'io.
Ogni giorno è una scoperta per me, mi muovo, mi esercito per la vita là fuori, ho da fare tante cose nel mondo, vorrei tanto ricordarmele tutte.
Non avere fretta di comprare le cose per me, usciamo, respiriamo i profumi del bosco, il rumore del mare, quanti colori, nutrimi di bellezza, fammi sentire la gioia, raccontami una favola; io ti sento.
Tu sei il mio mondo e attraverso di te ho fatto l'esperienza di unità, è il mio tempo e sono pronto e sperimentare la dualità e i miei confini. Grazie di avermi sostenuta, ho fiducia che lo farai ancora. Non ti prometto che sarà facile, ti sentirai stanca, spaventata, incompresa, assonata, scoraggiata. Sentirò il bisogno dei tuoi abbracci, del tuo sguardo innamorato, delle tue mani che conoscono la parola amore. Ti racconterò come è andato questo viaggio attraverso il pianto, ascoltami, ho sofferto anch'io. Mi butto nel vuoto, ma questa volta per vedere la luce, mi sento stretto qua giù. Mi fido di te, non perdiamo il contatto, facciamolo insieme.
Se il bambino potesse parlare, secondo me, racconterebbe così il suo viaggio dal concepimento alla nascita.
BLU COME..
Blu come serenità. La ricerca di giorni sereni, di risate e la famiglia. Senza pensieri.
Blu come assenza di dolore. Come il disegno sulle tazze da tè, ma senza crepe. Quelle crepe che cinesi valorizzano con l'oro...no. Le tazze senza crepe. Liscie, belle, perfettamente liscie, come nulla fosse mai succeso.
Blu come dolore. Come un muscolo contratto del cuore, dell'utero e del sogno di avere un bambino nella pancia.
Blu intenso che sa anche di tristezza così profonda da non poterla affrontare. Da non sentire nemmeno la rabbia, ma fragile, fragile e sottile, come la porcellana fine fine.
Qualunque cosa riservi quel Blu, posso riemergere, senza rinunciare.
Un pensiero pieno di Blu come amore e solo cose belle.
Per le donne piene di Blu.
POSSO FARLO PER ME
Posso fare di meglio. E farlo per me.
Posso guardarmi tutta intera. Accorgermi chi sono e dove sto andando. Non raccontarmi le storie già sentite, ma amarmi così. Non a pezzi ma tutta intera. Perdonarmi per ogni fallimento e sogno rinunciato. E poi riprenderlo e crederci ancora.
Riprendere in mano le mie ombre, provare tenerezza per ciò che vorrei sembrare, ma non sono. Essere me. Come nessun altro.
Ripensare a quei sogni mollati lì per la sfiducia. Tornare alla dolcezza che mi manca tanto da non riconoscermi più, da nessuna parte.
Tornare alla morbidezza di gesti, sguardi e parole.
Essere il mare ogni volta che mi va. E respirare a polmoni pieni. Ricordarmi di respirare a polmoni pieni.
Per me
TU SEI PARTE DI ME
Tu sei parte di Me.
Dedicato alla Rabbia.
Una forza esplosiva che sale alla testa e distrugge tutto, senza distinzione, anche ciò che ama. Aggredisce, offende, ferisce, spaventa e fa tanto male.
La mia rabbia si chiama papà. Indipendentemente dal rapporto che abbiamo avuto con il nostro genitore, la sua forza, la forza maschile, ci abita ed è la base di ogni azione che facciamo nella vita, anche quella di alzarci dal letto la mattina.
La rabbia è alla base di ogni cambiamento.
La prima volta che l'abbiamo usata era per avviare la nostra nascita, la nostra prima azione verso il mondo. Ogni volta che siamo caduti e ci siamo rialzati, ogni volta che ci sembrava di morire e siamo rinati, abbiamo usato l'energia di nostro padre. Ci avete mai pensato?
La rabbia è la primavera, che non è gentile quando fa sbocciare le gemme dei rami apparentemente morti. Eppure la guardiamo e vediamo la bellezza, la rinascita.
La rabbia è la forza che ci protegge e dà coraggio in ogni situazione difficile. È quella che delimita il mio spazio, spazio sacro, dove nessuno può entrare se non lo permetto io.
La rabbia non mi fa rinunciare quando nessuno ci crede più. La rabbia è anche la passione che arde del cuore di ogni scienziato/a quando rivela una scoperta.
La rabbia mi fa arrivare dove mai avrei pensato di arrivare. La rabbia fa, agisce, crea, inventa, ispira, trasforma, arriva dritto all'obiettivo.
Sì, distrugge, ma anche ricostruisce.
Allora ogni volta che la rinnego, insieme a lei rinnego la bellezza. La mia autoaffermazione, la mia sicurezza, la mia capacità di vedere oltre, la mia volontà di farcela, il mio fuoco, la mia passione, i miei ideali, la mia cosa giusta.
La forza maschile, la forza dello spermatozoo che ce l'ha fatta. È la forza che abita in me ( e in voi). È la forza del fegato, la forza del guerriero che ognuno di noi, visto che siamo nati dall'unione di una coppia, ha.
Mi permetto di sentire la mia rabbia e so che con te, che sei sempre stato con me, arriverò ovunque.
È UN BAMBINO CHE SEMBRA ADULTO
"È un bambino che sembra adulto" disse la sua mamma.
I bambini sanno tutto. Se fossero interpellati dai genitori sulle questioni della vita troverebbero soluzioni semplici e creative.
Mi capita di trattare i bambini più spesso del solito e mi accorgo con stupore di avere sul lettino dei piccoli Buddha.
La cosa che mi sorprende è la loro capacità di descrivere con le loro parole quello che sentono.
Lui, il bambino di cui vi parlo, è un bambino intelligentissimo, curioso e vuole sapere in anticipo come si svolge la giornata. Lo vuole sapere, giustamente, per essere pronto, per tenere sottocontrollo tutta la situazione di casa. In un'ora con me, ha imparato dove si trovano stomaco, cuore, testa e colonna vertebrale sul piede. Mentre lo trattavo si esercitava con le sue manine copiando le manovre.
Coi bambini in pochissimo tempo se li guardi davvero si crea una sorta di complicità.
Se il bambino vive le esperienze che gli piacciono poco, si irrigidisce nel corpo e ha sempre voglia di sroccare le dita, la schiena, i piedi, per liberarsi dalla tensione del duro lavoro di controllo.
Alla domanda prima di salutarlo: come senti i tuoi piedini ora? Mi rispose : come se non li avessi.
E io aggiungo: leggeri. Come dovrebbero essere i bambini.
LA FORZA DELLE DONNE
Quando toccai la prima volta i suoi piedi sentii subito la sua sensibilità. Sembrava quasi di toccare il filo spinato. Dopo poco cambiai approccio scegliendo una tecnica dolce e delicata per abbassare la percezione del dolore. Ciò mi permise successivamente di trattare i punti con la giusta pressione.
La incontrai per altre due volte. Era qua in vacanza. Tre volte furono sufficienti per scoprire la grande lottatrice che era. Una donna indipendente e coraggiosa che nonostante le burrasche delle vita non si era mai persa.
Le donne così sono nate per portare un cambiamento, per portare la propria visione nel mondo, anche se assai diversa, anche se non sempre capita, anche se c'è da lottare e spesso ci si sente tanto sole. E tanto stanche.
A volte si ha bisogno di un abbraccio e di una parola, è quanto basta per proseguire. Per ricordarsi chi siamo. Per ritrovare le forze e vedere anche la bellezza in quel caos di vita in cui siamo.
Si è proprio l'epoca delle donne, lo sento e lo vedo in tutte, in qualsiasi età.
Felice di potervi incontrare nella mia vita.
PERCHE' TU POSSA SCEGLIERE
"Perché tu possa scegliere" non è solo un titolo, ma un augurio e un diritto che sta anche alla base della fisiologia femminile.
Se facciamo la media, nella vita di una donna abbiamo circa 400 mestruazioni, circa 400 ovulazioni. Se l'ovulazione servisse solo per concepire la natura sarebbe stata un po' ottimista...
400 volte abbiamo la possibilità di... scegliere, sperimentare, creare, ma anche distruggere e ricreare. Come scegli un compagno, come scegli un lavoro, come scegli un vestito, scegli se dare la vita ad un progetto grande o piccolo che sia, scegli di avere un bambino o più bambini.
Le donne creative, e lo siamo tutte per natura, non vivono bene la propria ciclicità se non la assecondano. Cosa vuol dire assecondare?
Dare spazio a diverse donne che abitano in noi. E a volte fare pace tra di loro.
Non credete di non avere scelta nella vita. Non sentitevi vittime di nulla e di nessuno. Ogni cosa del nostro ciclo mestruale parla di una scelta. Scegliamo tutto. Scegliamo chi vogliamo essere.
Abbiamo creduto per dei secoli di avere qualcosa in meno, di non essere abbastanza. Abbiamo maledetto le mestruazioni, abbiamo dato la colpa agli ormoni, vissuti come un qualcosa che impedisce di fare una vita normale. Care donne, ciò che chiamiamo "normale" è monotono e lineare per noi. Non ci appartiene. Noi siamo la magia e forse arrivato il momento intanto di riconoscerlo e di usarlo per se stessi, poi per gli altri.
Quel sangue sporco è un insieme di fluidi preziosi che contengono le cellule staminali. Sapete cosa vuol dire?
"Che una cellula mestruale può scegliere di diventare Cuore" A. POPE
Rileggetelo più volte.
Vi invito a smettere di cercare le approvazioni dall'esterno, a smettere di umiliare l'uomo solo perché non ci capisce, a smettere di dare le colpe al Patriarcato nominandolo più volte al giorno, invertendo il flusso all'interno. Perché il nostro vero potere non è fuori, ma dentro e sta nell'essere. Se non vi sembra magico, se non vi sembra un vero potere, cosa lo è? Perché quando conosceremo noi stesse (partendo anche dalla nostra fisiologia) nessuno avrà il potere di farci sentire non abbastanza.
Altro esempio della scelta che facciamo sta nel concepimento: sapete vero che è l'ovulo che sceglie lo spermatozoo?
Faccio un paragone estremo: è comune pensare che le donne che non possono scegliere sono quelle pakistane, indiane, nigeriane. E noi, donne europee, come ce la caviamo con la libertà di scegliere?
Le nostre prigioni sono più sottili e meno evidenti.
- Quanto mi sento libera di dire la mia in un contesto famigliare o lavorativo dove nessuno la pensa come me?
- Quanto assecondo i miei desideri?
- Quanto mi sento libera di realizzare un mio sogno?
- Quanto ascolto me e quanto assecondo gli altri?
- Quanto spazio dò alla mia creatività, al mio tempo, senza sentirmi in colpa?
So benissimo di essere perfino noiosa quanto insisto sulla libertà di scegliere, ma per me l'autenticità si esprime dove posso scegliere e vi auguro di sentirvi libere di poterlo fare.
QUESTIONE DI SCELTE
Le scelte difficili sono quelle tra ciò che ci dà certezza e ciò che di certo non ha nulla.
Siamo sempre in bilico tra ciò che vorrei e ciò che devo fare per essere ciò che mi sono costruita negli anni. E se quella non fossi più io? Posso cambiare?
Magari mi sbaglierò, ma le nostre sofferenze sono sempre legate ad una scelta. Eppure cambiare si può sempre... anche più volte nella vita. Le scelte comprendono delle conseguenze, ma non scegliere pure. Non esistono le ricette pronte per saper fare una scelta se non quella di farsi guidare dal cuore, ascoltandoci, anche rischiando di perdere qualcosa o qualcuno. La vita è saper navigare nel mare dell'incertezza e da bussola ci fa la fiducia: abbiamo tutto indispensabile per farcela. Credere di avere sotto controllo qualcosa è lottare contro mulini al vento, è inutile e controproducente. Anzi, qualcosa produce.. la frustrazione. La vita va sperimentata.
Intestino tenue: scegliere tra giusto e sbagliato, tra puro e impuro.
Nell'indecisione scegli TE per non sbagliare.
NON E' TUTTO ROSE E FIORI
"Non è tutto rose e fiori", si dice. La vita è fatta anche di momenti di arido deserto, di inaspettato, inimmaginato, incomprensibile, insostenibile.
Momenti di grande tristezza e dolore.
Qualcosa da lasciar andare o.. qualcuno.
La tristezza ci mette a confronto con l'essenziale, con ciò che siamo noi, ne più ne meno. Ed è quell' essenziale che nessuno può portare via, nessuna situazione, nessuna perdita, nessuna deviazione della vita.
Quell' aria che inizia a mancare ci prosciuga dentro, ci ripiega al centro per trovare lì un bambino/una bambina spaventato/a che vorrebbe piangere, se avesse ancora le lacrime.
Se potesse parlare la tristezza chiederebbe di risparmiare le risorse ed evitare gli sforzi inutili se non quelli necessari per nutrirci, proteggerci, accudirci.
La tristezza vive nei ricordi di ciò che pensavamo di avere o di essere.
La tristezza di cui mi parla la persona si vede nel piede con un velo di secchezza che confonde altri segni come farebbe il vento sulla sabbia. Da bussola ci fanno delle domande:
Cosa mi sembra di non avere? Cosa sto perdendo? Che cosa devo lasciare? Che cosa non fa più parte di me?
E partendo da quel caos di vita, di ricordi belli e brutti, un misto di esperienze fatte e persone incontrate, con semplici gesti quotidiani mi nutro di passioni e bellezze ritornando alla vita e a me.
Il fiore più bello è quello che sboccia nelle avversità, perché la sua bellezza e la sua forza grida alla vita, nonostante tutto.











