NON E' TUTTO ROSE E FIORI
"Non è tutto rose e fiori", si dice. La vita è fatta anche di momenti di arido deserto, di inaspettato, inimmaginato, incomprensibile, insostenibile.
Momenti di grande tristezza e dolore.
Qualcosa da lasciar andare o.. qualcuno.
La tristezza ci mette a confronto con l'essenziale, con ciò che siamo noi, ne più ne meno. Ed è quell' essenziale che nessuno può portare via, nessuna situazione, nessuna perdita, nessuna deviazione della vita.
Quell' aria che inizia a mancare ci prosciuga dentro, ci ripiega al centro per trovare lì un bambino/una bambina spaventato/a che vorrebbe piangere, se avesse ancora le lacrime.
Se potesse parlare la tristezza chiederebbe di risparmiare le risorse ed evitare gli sforzi inutili se non quelli necessari per nutrirci, proteggerci, accudirci.
La tristezza vive nei ricordi di ciò che pensavamo di avere o di essere.
La tristezza di cui mi parla la persona si vede nel piede con un velo di secchezza che confonde altri segni come farebbe il vento sulla sabbia. Da bussola ci fanno delle domande:
Cosa mi sembra di non avere? Cosa sto perdendo? Che cosa devo lasciare? Che cosa non fa più parte di me?
E partendo da quel caos di vita, di ricordi belli e brutti, un misto di esperienze fatte e persone incontrate, con semplici gesti quotidiani mi nutro di passioni e bellezze ritornando alla vita e a me.
Il fiore più bello è quello che sboccia nelle avversità, perché la sua bellezza e la sua forza grida alla vita, nonostante tutto.
LIGNAGGIO FEMMINILE
Il lignaggio femminile è legato in modo indissolubile con il sangue mestruale. Con esso stabiliamo un legame di continuità. Tutte le donne prima di noi hanno sanguinato. Tutte le donne prima di noi hanno vissuto o le guerre, la povertà, la violenza, o il dolore e le cicatrice dell'utero che ha accolto, nutrito e partorito oppure perso sogni speranze o un bambino tanto desiderato.
Da quando mi interesso del femminile mi sento di onorare il legame del mio lignaggio. Quante storie potrebbe raccontare..
Le nonne hanno sempre un' impronta significativa per noi donne. Le nonne ti passano un sapere, te lo donano, anche se eravamo troppo piccole per capirlo. Sono illuminate da questa saggezza di vita che riconosciamo nei ricordi, quando non ci sono più.
Ricordo la mia quando mi chiedeva di intrecciare i suoi capelli lunghi. Erano talmente tanti che non riuscivo a prenderle tutte con le mie manine da bambina, allora dividevo in due parti e univo due trecce alla fine. Mai visto tagliarli.
A volte la trovavo seduta a guardare la luna e mi diceva: se ti manca qualcuno guarda la luna, forse in quel momento la state guardando insieme.
Era una contadina, aveva solo un vestito "da festa"... blu.
Accendo una candela e onoro la sua storia. Se non abbiamo una memoria di una nonna, non importa, nel nostro sangue scorre un po' di memoria di tutte le donne del nostro lignaggio intrecciato nelle nostre cellule e nel nostro sangue.
IL PREMESTRUO
Se vi chiedessi qual è la fase del ciclo mestruale dove vi sentite più a disagio, che mi direste? La maggioranza mi risponderebbe il premestruo, elencandomi i disturbi legati alla sindrome premestruale.
Il premestruo non gode di ottima reputazione in questa società. Perché?
Perché è la fase dove la donna inizia a dire di no, è meno disponibile con gli altri, se non addirittura non lo è per niente.
È la fase particolarmente criticata. Più ci dicono: ma che hai ti devono venire? Più sale la tensione.
È la fase del "non mi stressare" e "non ti sopporto più "
Non è una fase dove viene consigliato di prendere delle decisioni riguardo alla coppia, ma neanche le decisioni in generale.
In questa fase le ferite e la critica vengono tutti a galla e diventiamo le protagoniste di film tipo Xena sensibili alle grandi e piccole ingiustizie.
Le frecciatine volano perché quelle ferite siamo noi.
Ci sentiamo poco amate, non considerate, non valorizzate, non sostenute, non apprezzate nel lavoro, non ... non... (aggiungete da sole)
È una fase dove bisogna posare i coltelli e tutto ciò che può ferire ( anche la parola), chiudere la porta al mondo esterno e chiedersi:
Quando nessuno mi guarda chi sono?
Riesco a vedere le mie ferite e prendermi cura di loro senza incolpare il capo, il marito, l'amante, l'amica, la suocera e il cassiere del supermercato?
Vista dall'altro punto di vista questa fase ha un grande potere trasformativo.




