FIBROMIALGIA

“Sono tutta un dolore”
“Non so come arrivare a stasera”
“Faccio prima a dirti dove non mi fa male”
“Ho la sensazione di camminare sul filo spinato”
“Non ce la faccio più”

Parliamo di un dolore migrante, persistente, diffuso, cronico. Accompagnato da stanchezza, ansia, insonnia, disturbi digestivi ed intestinali, dismenorrea, dolori articolari, mal di testa, poca concentrazione, depressione e tanta solitudine.
Parliamo di quel male conosciuto dal 4% della popolazione mondiale, principalmente donne, che non viene creduto finché non diagnosticato: la fibromialgia.

Chi di noi non conosce almeno una persona che ne soffre?
Fibromialgia spesso associata ai due aggettivi: “cronico” e “tende a peggiorare”. Suona come un verdetto che al primo impatto dà sollievo, perché finalmente viene riconosciuto quel dolore che non è un capriccio e subito dopo subentra la sfiducia, perché bisogna conviverci.
Antidolorifici e antidepressivi sono il pane quotidiano per chi sente il richiamo del dolore quotidianamente.

Un corpo devastato dal dolore che racconta la storia di un malessere scritto nella pelle, nei muscoli, nelle fibre del proprio corpo.

È difficile spiegare ad una persona cosa significhi “stai rilassata”, quando sente la tensione 24 ore su 24.
È altrettanto difficile convincere quel corpo di mollare la resistenza, il controllo e liberarsi dal dolore per provare il piacere di vivere.

È il compito e il volere di due sistemi: sistema nervoso ed ormonale che si incontrano nell’ipotalamo, che fa da ponte e da giudice di pace tra movimento e nutrimento.

La fibromialgia è complessa perché non riguarda solo un organo, un viscere, un apparato , ma… più organi, più sistemi che viaggiano insieme alle emozioni e allo stato psicologico in quanto indissolubili.

Farsi toccare per una persona che sente il dolore così famigliare, non è da poco, ma è il primo accenno verso la volontà di stare meglio, di procedere verso un cambiamento voluto da quella persona, sostenuto da chi si occupa e la accompagna con dei trattamenti perché il cambiamento spaventa sempre, ma è un passo da fare… insieme.


MENOPAUSA

“Al menarca una donna incontra il suo potere,
durante gli anni mestruali pratica il suo potere,
con la menopausa una donna diventa il suo potere”
detto dei Nativi Americani

Una fase così importante come la menopausa, nella vita di una donna va celebrata. Una volta esistevano i riti di passaggio, in cui una donna veniva accompagnata a questa fase così diversa dall'età fertile che la precede. Diversa perché cambiano i bisogni, diversa perché cambia lo stato ormonale di una donna e di conseguenza quello emotivo ed energetico.
Durante l’età fertile sperimentiamo la danza ormonale in continuo movimento, scandita da fasi ben precise che dura all’incirca 35-40 anni, per creare qualcosa, realizzare un progetto, più progetti, un figlio. Con l'avvicinarsi della menopausa, le acque si calmano, non abbiamo più bisogno di creare, ma di nutrire ciò che siamo. Ci siamo occupati della nostra famiglia, ora sentiamo il bisogno di passare al passo successivo e spesso sentiamo il bisogno di impegnarci nel sociale, occuparci della famiglia nella sua accezione più ampia.

Cos’è la menopausa? È la cessazione del ciclo mestruale per un anno. Viene preceduta dalla fase, più o meno turbolenta, che è il climaterio. Il termine “climaterio”, dal greco vuol dire “scalino”. Mi piace immaginarmi in questa fase, che può durare più anni, una donna che scende nello scantinato del proprio essere e fa ordine nella propria vita. Apre degli scatoloni messi da parte, i sogni o progetti che non ha potuto o voluto realizzare, quelle scatole pieni di ricordi, desideri autentici. Man mano che apre queste scatole prova delle emozioni, la memoria offuscata, confusione. Magari sente la tristezza, spesso la rabbia, il risentimento, la paura del tempo che passa. Che si manifestano con la sudorazione, vampate, ipertensione, e arriva la crisi. Una fase che può essere vista come un ostacolo se ci fermiamo alla manifestazione dei disturbi fisici che ci impediscono di fare la vita di prima, oppure l'opportunità di cambiare qualcosa e di riprendere in mano la propria vita. Una crisi che in realtà è la potatura dei rami secchi, per creare con onestà la propria vita. Non siamo più disposti a scendere ai compromessi e ci mettiamo al centro. Per la medicina tradizionale cinese i 49 anni (7x7) corrispondono all’inizio di una vita interiore. Dobbiamo scendere, in solitudine aprire quelle scatole, fare ordine, buttare via il “già vissuto”, accettare la morte simbolica della donna che si è state e rinascere perché si sa chi si è.

Menopausa vissuta consapevolmente è una rinascita, una seconda primavera. Non è una carenza, ma un fatto fisiologico e naturale che ha in sé un dono: esperienza, fermezza, stabilità.
Una donna durante il ciclo mestruale sperimenta e vive diversi archetipi, con l’entrata in menopausa diventa la “Vecchia Saggia”. Nelle culture Inca, le donne diventano Curandere.

In ogni cambiamento fisico/emotivo il nostro corpo accede alla riserva, quella forza che crea la salute e risiede nei nostri Reni e Surreni. Quella forza che ci supporta e aiuta a recuperare. Motivo per cui per affrontare questa fase abbiamo bisogno di riposo, abbassare il livello dello stress, ascoltarci, alimentarci in un modo sano.
Ci sono diversi studi che dimostrano la correlazione tra stress e le vampate. Il rilassamento profondo riduce le vampate del 50%.
Cos’è che crea lo stress per il corpo? La resistenza nell’adattarsi al flusso della vita.
La riflessologia plantare è un ottima alleata in questa fase della trasformazione della donna, insieme ai fiori di bach per sostenere energeticamente e la salvia (per citarne una) per calmare le vampate.

L’estrogeno, ormone che muove tutti i fluidi
Abbiamo diversi tipi di estrogeno, quello della menopausa si chiama estrone. È un tipo di estrogeno diverso, più stabile, più lineare.
Accettare il nuovo inizio, essere consapevoli di cosa stia succedendo nel proprio corpo e quali emozioni smuova, è il primo passo da fare per star bene.
Ricordatevi che una donna in menopausa è centrata, stabile e non ha bisogno di approvazioni. A me una donna cosi piace. E per citare una frase della mia attrice preferita, concludo:
“Solo con il tempo si impara ad essere più ciò che vuoi e meno ciò che gli altri vogliono che tu sia.” Meryl Streep.


LA STORIA DI S.

La storia di S. con la riflessologia plantare inizia a dicembre del 2019. Ci incontriamo per il primo appuntamento informativo e decidiamo subito di intraprendere il percorso. S. ha 36 anni ed è in cerca di una gravidanza da più di un anno. Dopo aver fatto tutti gli esami necessari, decide di tentare anche un percorso complementare. Il suo caso è quello chiamato “infertilita idiopatica”, quando non ci sono delle cause fisiche che impediscono il concepimento, ma nonostante tutto la gravidanza non arriva. Ci incontriamo una volta a settimana e man mano che ci conosciamo, si fa un percorso insieme in cui S. si apre, confidandomi i suoi stati d’animo e la sua storia. Porto sempre nel cuore i nostri incontri.
Nel frattempo segue l’alimentazione sana per perdere qualche kilo in eccesso e nel tempo acquista maggior sicurezza in se stessa. Ho visto nei suoi occhi azzurri la speranza, ma anche la delusione e la sconfitta ogni volta che comparivano le mestruazioni.
E' stato un percorso importante anche per me, come operatrice. Spesso mi sentivo impotente, ma sapevo che rafforzare la fiducia e crederci fino in fondo, affidandosi al mistero che è la vita, avrebbe portato buoni frutti.
Proprio di dare la fiducia al proprio corpo è stato il principale argomento di cui abbiamo parlato durante le ultime sessioni delle riflessologia plantare. Dico le ultime perché nel marzo del 2020, con la chiusura delle attività per il primo lockdown, mi è arrivato il suo messaggio: “Sono incinta.”
La gioia che si prova, mescolata con la commozione, non si può descrivere a parole.

Con il suo permesso riporto le parole di S., scritte come testimonianza a febbraio 2020 quando componevo questo testo:
“Per me è stata un'esperienza unica ed intensa. Desideravo da tanto tempo un figlio e dato che non c'erano problemi fisici, mi sono affidata alla riflessologia plantare. Sono state delle sedute rilassanti e seguendo i consigli di Marta e affidandomi al mio ginecologo, oggi sono mamma di una bellissima bimba di 3 mesi... Grazie mille cara Marta.”

Con amore e gratitudine, grazie a te, S.


QUANTE SEDUTE SONO NECESSARIE?

Quante sedute sono necessarie? Domanda frequentissima.
Nel lavoro che si basa sul principio olistico, calcolare i tempi è davvero difficile perché i risultati dipendono da: lo stato di salute, motivo per cui si decide di fare la riflessologia, età, tipo di disturbo e dalla persona stessa.
Se è un disturbo recente, causato da un trauma, oppure cronico. Se c’è un blocco che proviene dall’infanzia o addirittura da quando eravamo nella pancia di nostra madre, in questo caso si lavora benissimo con la tecnica metamorfica.
I tempi di ognuno sono soggettivi ed ogni caso è diverso.
In genere si consigliano almeno 6 trattamenti, una volta a settimana e la cosa non meno importante è la costanza.
La riflessologia plantare è uno strumento efficace che funziona e che auguro a tutti di provare e di imparare, perché no. Tra qualche mese ho intenzione di organizzare degli incontri per insegnare alle mamme dei punti utili da usare per i bambini, iniziando già da appena nati.


CONCEPIMENTO

Avvicinarsi a questo argomento è come avvicinatosi a qualcosa di infinito. Come osservare le immagini di una nebulosa o dell’aurora borrale e rimanere esterrefatti dalla immensità sentendosi cosi piccoli.
Il concepimento è sempre stato un argomento appassionante e misterioso. Infatti è un processo dove la scienza arriva fino ad un certo punto e poi, alza le mani e lascia spazio al mistero. Protagonisti di questo mistero sono una cellula di forma sferica, l’unica cellula del corpo che raggiunge tale grandezza da poter essere vista quasi a occhio nudo, e una altra, la più piccola di tutte le cellule del corpo. Entrambe queste cellule fanno un salto nella speranza di incontrarsi, si danno un ipotetico appuntamento in una della tube di Falloppio. La cellula maschile ha poche ore per raggiungerla. Quella femminile attende fiduciosa, mentre lui supera tutte le prove per arrivare in tempo e poi succede che… eccola là in tutta la sua rotondità che lo attende.
Lo spermatozoo rappresenta l’energia, la forza di agire, l’intelletto e l'ovulo, la materia, lo spazio vitale. Si incontrano.
Un incontro che in sé ha qualcosa di meraviglioso. In quel preciso momento avviene un'attrazione per-concezionale, un dialogo, una danza che dura circa 2 ore. La possiamo chiamare una “relazione”, dove “la materia si apre allo spirito. La vita è nel mezzo”, Jaap Van der Wal.

Credo che la vita sia proprio una danza continua nella dualità, un continuo dialogo tra la materia e lo spirito, una stasi segna una malattia e la separazioni segna la morte.
Questa forza che ha generato la vita è una forza che abita in ognuno di noi, la forza che crea e mantiene la salute.
Ma c’è di più. Nel momento in cui uno spermatozoo entra nella cellula uovo, si verifica uno flash luminoso dovuto ad una reazione chimica tra il calcio e lo zinco e “fiat lux”.
L'energia sessuale è la più potente che esista, forse è per questo che nei secoli è stata repressa (perché temuta?) come l’origine del peccato, qualcosa di cui vergognarsi e per cui sentirsi in colpa, quando invece non è che un mezzo potente di creatività ed espansione. Una comunicazione non verbale, una potenza energetica tale da poter attirare l’anima del bambino a far scendere, come avrebbero detto i saggi cinesi. Una danza cosmica, come viene descritto nella cultura taoista.

Sapete che esiste una rappresentazione del concepimento taoista dove viene vista una danza tra il drago che passa la perla alla fenice? La perla si pronuncia GEN che significa autenticità. Ogni vita è la ricerca dell'autenticità. Lo spirito che si incarna per scoprire cosa siamo.
Quando trovo davanti a me una persona che mi mostra i suoi piedi, mi trovo davanti al suo mistero e alla sua unicità. Due piedi fatti di segni, colori, forme, l’alfabeto con cui si esprime l’anima per chiedere aiuto. Gli stessi segni li posso trovare in altri piedi, ma non avranno lo stesso significato, perché il vissuto di quella persona è suo e appartiene al suo cammino, alla sua ricerca dell’autenticità.


CICLO MESTRUALE

È l’essenza della fisiologia femminile, la base della sua salute.
Le prime mestruazioni si chiamano menarca e le ultime menopausa. La fase turbolenta che precede la menopausa si chiama climaterio.
Il ciclo mestruale in media dura 28 giorni, ma va bene anche 26-35. Si considera regolare se si presenta sempre con lo stesso intervallo. Le mestruazioni durano all’incirca 4 giorni. Il primo giorno di perdite di sangue è il primo giorno del ciclo mestruale.
È composto da 4 fasi dove avvengono i cambiamenti, trasformazioni e movimenti diversi nel corpo e nella psiche di una donna.

“Anche la psiche e l’anima delle donne hanno i loro cicli e le loro attività e solitudine, di fretta e di stasi, di coinvolgimento e allontanamento, di ricerca e riposo, di creazione e incubazione, di partecipazione e ritorno al posto dell’anima.” Clarissa Pinkola Estès

Il ciclo mestruale per una donna è il primo rivelatore dello stress. Conoscere il proprio ciclo mestruale vuol dire oltre che capire come funziona il proprio corpo, quali sono i cambiamenti ormonali e quindi emotivi, psicologici, energetici, ma può essere ed è a tutti gli effetti, una guida e uno strumento di crescita interiore.
Andare contro la propria ciclicità, il proprio fluire, il proprio sentire, vuol dire non vivere a pieno le proprie potenzialità e andare incontro non solo a disturbi fisici, ma anche a disagi emotivi che si ripercuotono sulla vita quotidiana. L’80% delle donne secondo la statistica, soffre di dolori durante il ciclo mestruale e 3 donne su 4 prendono dei farmaci. Purtroppo è comune pensare che avere le mestruazioni con dolore sia normale. Ma NON è cosi.
Spesso il come viviamo il ciclo mestruale dipende dal primo imprinting che abbiamo avuto con il menarca, un momento molto delicato per una ragazza che spesso viene sottovalutato.

Ma che cos’è mestruazione?
Mestruazione deriva dal latino menstruatio, che significa mensilità, e allude propriamente alla saggezza di poter scandire il tempo con il corpo. Il ciclo è la ripetizione che permette l’apprendimento per arrivare alla menopausa, periodo in cui la donna non ha più bisogno di apprendere nulla perché ha già appreso tutto.
La donna ha l'opportunità di rinnovarsi ogni mese. Nell'arco della vita abbiamo circa 450 cicli mestruali, periodo in cui una donna PUO’ diventare madre.
La mestruazione inizia con la perdita di sangue dovuta allo sfaldamento dell’endometrio. L’unica perdita di sangue che non è dovuta ad una ferita, ma è un fatto fisiologico. La fase successiva, follicolare, ha il suo ormone protagonista: estrogeno. È un ormone molto 'divertente'. Ha l’onore di far lievitare ogni cosa, ma soprattutto l’endometrio, ed è la fase dove il follicolo matura. Nell’ovulazione il nostro ovulo decide di tentare la sorte e compie un atto di coraggio. Lascia il corpo luteo e dice: "tu stai qua e produci il progesterone, perché se incontro lo spermatozoo vorrei mettere le radici nell’utero". Quindi l’ovulo viene risucchiato dalla fimbria e buttato nella tuba di Fallopio a fare un viaggio della speranza tanto fiducioso. Si creano tutte le condizioni giuste per questo incontro: la temperatura si alza, il muco cambia, la cervice si abbassa e si ammorbidisce e anche noi rallentiamo! ;)
Se l’ovulo sarà fortunato e il corteggiamento andrà a buon fine, avverrà il concepimento e scendendo nell’utero reso accogliente dal progesterone, si impianterà, altrimenti … ciò che succede più delle volte viene assorbito dal corpo. L’endometrio si sgretola e abbiamo le mestruazioni e tutto riparte da capo, un altro giro di giostra.

Sappiamo bene grazie alla PNEI che non c’è una scissione tra il corpo e mente. Quindi ogni cambiamento ormonale provoca una risposta emotiva e comportamentale. Il rapporto che abbiamo con il nostro ciclo mestruale si ripercuote nell'entrata in menopausa e ne determina il suo andamento. La cosa bella del corpo è che nulla è irreversibile e tutto si può recuperare/migliorare.

Vuoi conoscere meglio cosa succede nel tuo corpo?
Vuoi avere un ciclo mestruale armonico, regolare e viverlo in un modo migliore?
Hai dei disturbi legati al ciclo mestruale e vuoi capire come star bene?

Troveremo un modo adatto a te per lavorare sulla tua ciclicità, affinché tu possa riprendere il flusso naturale e armonico della vita.


EMOZIONI E GRAVIDANZA

Le nostre emozioni nel corpo si traducono nella biochimica fatta di ormoni che circolarla grazie al sangue e nutre tutte le cellule del corpo, compreso il bambino.
La parola emozione è composta da 'emo' che significa 'sangue'.

Che ruolo hanno le emozioni in gravidanza?
Avere paura in gravidanza è fisiologico ed è una risposta al cambiamento. Durante la gravidanza possono emergere le ferite, i ricordi legati alla propria infanzia, la paura per il futuro, i dubbi, ma anche emozioni come rabbia, tristezza, gioia, scontentezza, preoccupazione e cosi via. Lascia che il tuo corpo vibri insieme alle emozioni, lascia che emergano, accoglile, ascolta senza giudicarti o sentirti in colpa e poi lasciale andare. Non ci sono emozioni giuste o sbagliate, la stessa rabbia o paura sono emozioni di vitale importanza per la sopravvivenza.
Il bambino si nutre di ogni tuo pensiero, emozione, sentimento che vivi e introduci, e lo fa suo. Motivo per cui le emozioni non vanno evitate ma vissute così come sono.
Ogni gravidanza è diversa e come esperienza è unica, ecco perché due bambini, nonostante siano concepiti dagli stessi genitori, hanno carattere e modo di relazionarsi diverso.
La madre che sente rabbia, scontentezza, preoccupazione, tristezza e paura, fa vibrare i liquidi organici che vengono assorbiti dal bambino. Sono tutti indispensabili, perché permettono così al bambino, conoscendo cos’è la rabbia, di superarla attraverso la dignità e il coraggio, la scontentezza con la gioia e il saper sdrammatizzare, la preoccupazione con la riflessione e la capacità di ricordare, la tristezza con la leggerezza e la libertà di essere, la paura con la sicurezza e la fiducia.
Cosa succede se la madre trattiene o non esprime un'emozione quando si forma il bambino? Quella emozione si condensa e forma una sensibilità, un “vestito” originario con cui il nuovo individuo si esprimerà nel mondo. Una qualità dell’essere.
Per esempio un vestito rosso, quello del liquido organico che è il sangue, avrà la sua particolarità di essere un bambino a cui piace stare in compagnia, parlare, ridere, trascinare, motivare, sdrammatizzare, fare amicizia. Per quel bambino sarà di vitale importanza la verità.
Questa è una vera alchimia che trasforma, forma e compone un essere unico, dà la forma all’anima e l’impronta con cui fare l’esperienza nella vita.


QUANTO DURA UN TRATTAMENTO?

Un bambino appena nato ha il sistema nervoso velocissimo e il trattamento non dura mai più di 10 minuti, anzi spesso anche meno. Nel caso dei neonati, sono loro a decidere i tempi. Quando per loro è sufficiente, ritirano il piedino da soli. Se la seduta dura 7-8-9 o 10 min, non vuol dire che funziona meno, ma che per quel bambino è sufficiente quel tempo dedicato. Un bambino è un essere senziente e sa di quanto tempo ha bisogno.
Poi man mano che si cresce, si allungano i tempi.
Per una persona adulta il trattamento dura all’incirca 40-50 minuti, a meno che non ci sia un disturbo acuto, oppure la persona sia particolarmente sensibile e nervosa , si evita di stimolare troppo e si accorciano i tempi, magari aumentando la frequenza dei trattamenti.
Il primo appuntamento dura sempre un po’ di più perché comprende anche il colloquio.


LA NOSTRA STORIA

La nostra storia è la storia del nostro cammino, incisa sulle piante dei nostri piedi. Una mappa che svela passo dopo passo il dolore sentito, un'emozione ricorrente, le potenzialità non viste e la sofferenza dell’anima.
Una volta si dava più importanza ai piedi, forse perché rappresentavano l’unico mezzo di spostamento. Poi abbiamo imparato a nasconderli, a vestirli e a volte anche a vergognarci di loro.
Noi che facciamo questo lavoro, dobbiamo ricordarci sempre del regalo che ci fa la persona mostrandoci la parte più vera di sé. Con umiltà e attenzione alle parole dette, col tocco gentile dei polpastrelli, ripercorriamo i percorsi fatti e con amore, ristabiliamo l'equilibrio perso.
I piedi che ci mostra la persona, celano i punti fragili che vanno maneggiati con cura, pazienza e delicatezza. Con le mani che conoscono il significato della parola “amore” (cura).


BREVE STORIA DELLA RIFLESSOLOGIA PLANTARE

La prima rappresentazione grafica della riflessologia plantare si trova in una tomba di un medico a Saqqara, in Egitto, e risale al 2.330 a.C.
In Europa, la riflessologia plantare inizia a svilupparsi grazie al dottor Fritzgeral (otorinolaringoiatra) nel 1917, che ha ideato la prima mappa del piede.
Il primo libro, pubblicato nel 1938, si intitolava “Le storie che i piedi possono raccontare”, scritto dalla riflessologa e fisioterapista, considerata la madre della riflessologia plantare, Eunice Ingham. Il suo metodo è stato divulgato da suo nipote Dwight C.Byers (scomparso il 30.08.2020) e da Hannè Marquart (nata nel 1933 e attualmente viva).
In Italia la riflessologia si sviluppa grazie a Elipio Zamponi che scrisse un libro intitolato “Guarire si può”