LA SUA VITTORIA

La dolce attesa di 10 lune. Un tempo tutto suo.

Immerso nei fluidi della madre che vibrano di emozioni e pensieri. Dolcemente cullato dal respiro, un bambino è tutt’uno con la sua mamma, che è il suo mondo. L' utero, infatti, è la matrice sia fisica che emozionale.

E dopo avergli donato il suo corpo, la madre lo dà alla luce.

Avvicinarsi al tempo della nascita ha qualcosa in sé di sacro.

Le forme cambiano, ritmi rallentano: tutto questo per prepararsi allo sforzo che la madre deve compiere, per dare alla luce la vita nutrita in questa attesa fatta di sogni e speranze.

Nelle ultime sedute ho ripercorso la strada fatta accompagnando questa mamma con i trattamenti di riflessologia plantare. Il nostro percorso iniziò con il primo appuntamento alla 18 settimana di gestazione con un dolore alla sciatica. Una donna, come si vedeva dal piede, sicura, stabile, con grande senso di responsabilità, una guerriera.

- Hai paura?

- No, quel che va fatto, va fatto.

Gli occhi si chiudono, si immerge nel sonno durante la seduta e riempie gli occhi di dolcezza che solo una donna cosi forte, ma anche stanca di queste giornate calde può avere.

Forte come la sua mamma, nelle sere di questa luna stupenda, la bambina ha detto sì alla vita e è diventata la sua Vittoria.


TERRA INTERIORE

... i maggiori segreti del nostro essere sono nascosti, giacciono nel segreto delle nostre profondità

Gaston Bachelard

Quando si studiano le chiavi di lettura del piede, la zona del calcagno non viene "toccata" più di tanto.

È la nostra zona intima dove nessuno può entrare. Archetipicamente rappresenta la terra dove ogni cosa prende forma, la materia. Richiama la figura materna che accoglie e nutre, come fa l'utero, come fa la terra con il seme.

Mentre le dita del piede sono associate al pensiero, il calcagno è materia pura, fisicità, fondamenta, concretezza, stabilità.

Una persona che cammina in punta dei piedi ha caratteristiche diverse da una che appoggia per prima il calcagno.

Pensate che uno tra i più raffinati modi di tortura nel mondo arabo è la cosiddetta falanga, che consiste nel colpire ( e frantumare) ripetutamente la zona del tallone provocando danni permanenti.

Nel calcagno possiamo vedere la volontà della persona di proteggere la propria intimità con i duroni, ma quello di cui mi interessa parlare sono le ragadi. Sono spesso considerate come effetto di un'eccessiva secchezza e quindi giustificate con "bevo poco" , "non mi metto mai la crema" .

È vero che si tratta della secchezza e del mancato nutrimento, ma la causa è interiore.

La cura di una spaccatura così profonda non sono le creme, ma il guardarsi dentro.

Se penso ad una ragade mi viene in mente una donna che non ha avuto vita facile e ha lottato costruendo una corazza, piena di sensi di colpa. Una persona fragile come una foglia che continua a fare conti con le scelte fatte nel passato.

Ci sono le ragadi che non si rinchiudono mai. La pelle si spacca per farti intravedere che sotto, nel profondo, ci sei te.

Poi ci sono le ragadi che compaiono in un momento  difficile, ma dopo un po' guariscono e magari scompaiono del tutto.

Scendere nelle profondità della propria terra interiore aiuta a recuperare la propria forza e stabilità.

Le domande che possono aiutarci nella discese della nostra profondità sono:

  •  Perché la mia terra è diventata arida?
  •  Di cosa ho bisogno?
  •  Di cosa mi nutro?

SENTIRSI A CASA

Quale potrebbe essere il luogo in cui ti senti a casa?

Non è necessariamente casa tua. Non è necessariamente il posto dove sei nato. Non è necessariamente l'utero di tua madre quando eri un embrione.

La casa è dove la perfezione non è richiesta.

La casa è dove il silenzio parla chiaro solo se lo vuoi sentire.

Un luogo dove ti senti espandere e spogliarti dalle "cose in più ". È dove le tue emozioni si mescolano e diventano tutt'uno col respiro. Uno spazio di totale libertà di essere, dove non devi fare altro che essere te, dove nessuno si aspetta qualcosa, dove non senti il bisogno di scappare, ma di rimanere.

Dove potrebbe essere questo spazio?

Ognuno di noi ne ha uno e, se non lo trova, il cuore è sicuramente il luogo dove iniziare la ricerca.

Il mio è dove il respiro si sintonizza con le onde, dove l'abbraccio diventa la luce del sole che riflette sulla superficie del mare, dove la sabbia imprime le impronte della strada fatta e le porta via con sé, dove il vento sfiora e insegna a non trattenere e a affidarsi.

Uno spazio così è sacro come lo è la vita che ci concediamo di vivere.


LA PRIMA AZIONE VERSO IL MONDO

Qualunque sia la data di termine della gravidanza, il giorno della nascita è scelto dal bambino.

All'avvicinarsi della data presunta del parto si ha sempre un po' di tensione: sarà oggi?

Ci sono dei punti da stimolare o delle tecniche da utilizzare? Certo, ma non sono altro che inviti gentili, degli incoraggiamenti. Perché l'atto di nascita è un atto di coraggio! Quel coraggio che parla di un' energia marziale, esplosiva come lo è la primavera, quella del nostro fegato che dà inizio ad ogni cosa, che ci spinge a fare la prima azione verso il mondo.

" C'è la vita dopo la nascita?" si chiede il bambino nella pancia. Non pensate sia facile la decisione.

Un salto verso la vita richiama un po' un salto fatto nove mesi prima, quando da cellula fecondata si è buttata dalle tube di Falloppio verso la mucosa dell'utero materno per essere nutrita. E così è stato. Da blastocisti all'embrione, dall'embrione al feto e dal feto al bambino che si è formato, nutrito, ha sperimentato le emozioni, sentito voci e percezioni, toccato spazi avvolgenti, sperimentato i movimenti calcetti e capriole. Ora è pronto per fare un altro salto, quello verso il mondo.

E per quanto cerchiamo di controllare la situazione, l'ultima parola è di quel piccolo esserino di pochi chili che compie il viaggio da eroe.

Fiera di Davide e la sua mamma, di averli trattati nel loro viaggio insieme che è stato meraviglioso dal giorno della scoperta della sua gravidanza a questo momento tanto atteso: la sua nascita.

Ogni gravidanza vista, toccata, ripercorsa ti lascia un tocco unico di magia, qualcosa che non ha una parola giusta in grado renderne il significato.

Grazie