La prima lingua con cui si comunica, prima ancora di parlare, di udire, di vedere… è il contatto. Il primo senso a formarsi, a sole 8 settimane di gestazione, quando il feto è lungo solo 3 cm, è il tatto. Il primo massaggio che abbiamo ricevuto è stato nella pancia di nostra madre, attraverso la contrazione uterina. La prima cosa che incontriamo venendo al mondo sono le mani… le mani che ci accolgono.
Come sono state le prime mani che mi hanno accolto? Mani calde, grandi, morbide, amorevoli? Oppure ruvide, fredde, frettolose, magari vestite di guanti?
Le mani. Comunicano e trasmettono i messaggi. Due sistemi nervosi entrano in contatto e si scambiano. Si può ascoltare una persona toccandola attraverso i neurotrasmettitori, attraverso le cellule Merkel, che siamo consapevoli o meno.
Le mani accolgono, ascoltano, ricevono, elaborano, riconoscono. Il tocco lenisce, nutre, scalda, protegge, coccola, consola, guarisce, calma, distende, attiva, stimola, sostiene.
Non c’è cura senza tocco.
La scienza dice che attraverso il contatto si producono le endorfine, la dopamina, l’ossitocina. Si creano i legami d’amore.
Ma la cosa che mi piace di più da sottolineare che il contatto è reciproco: non si può toccare senza essere toccati e questo lo rende speciale.
Entrando in contatto con l’altro scopro me. Chi fa un lavoro che prevede il tocco, sa benissimo di cosa parlo. Sotto la pelle si scoprono i mondi infiniti, molto di più di quello che vediamo. Le persone sotto la pelle sono diverse.
Si tocca col cuore con l’empatia e la connessione mani-cuore non è simbolica, ma anche anatomica.
Sulla pelle incontro l’altro, dove si instaura una relazione.
Sulla pelle, il sistema nervoso ( che proviene dallo stesso tessuto embrionale) tatua i disagi più profondi, i contatti mancati, le separazioni vissute.
Non si può toccare senza essere toccati.

