Nasce come Terapia Prenatale, più conosciuta come Tecnica Metamorfica, intuita e sviluppata negli anni ‘50 da un naturopata e riflessologo inglese che lavorava con i bambini disabili, Robert Sain John.

Nei nove mesi di gravidanza si forma non solo il corpo fisico, ma anche la matrice emotiva, mentale e comportamentale del bambino. Il periodo di sviluppo prenatale è riflesso nella spina dorsale che contiene il midollo spinale, la nostra scatola nera della vita, dove troviamo registrato tutto il nostro vissuto dal concepimento in poi. Lì troviamo i traumi, i blocchi, le paure e tutto ciò che impedisce il libero fluire dell’energia vitale. Il nostro modo di vivere e relazionarsi è condizionato dal nostro vissuto.

Non è un massaggio, ma una tecnica molto leggera nel tocco, eppure tanto profonda nel suo lavoro trasformativo. Si tratta di un manovra ripetuta e mantenuta in uno stato di presenza costante. Non si tratta del fare, ciò di cui siamo abituati, ma dell’essere lì insieme, senza condizionare il risultato. Usando una metafora, se le onde sono il nostro conscio, nelle profondità del mare dove il movimento è impercettibile, si trova l’inconscio. La tecnica metamorfica lavora sull’inconscio.

Una tecnica preziosa che includo nel mio “prendersi cura” della gravidanza e post parto, per aiutare a rilasciare le emozioni e i ricordi del parto.

È utile da fare in ogni momento in cui la persona vive un cambiamento, un momento difficile come un lutto, una separazione, un cambio di lavoro, una malattia, un trauma o un incidente.

Personalmente includo questa tecnica nel trattamento della riflessologia plantare quando sento che qualcosa impedisce di proseguire il trattamento. Quando la situazione non è chiara, quando non possiamo sapere cosa guida la persona a ricadere negli stessi processi che creano la malattia o anche un disagio psicologico o emotivo. È una vera tecnica trasformativa.

“Quello che il bruco chiama fine del mondo, il resto del mondo chiama farfalla”, Lao Tzu